|
PAROLE
PREZIOSE e Metafore
(da: Le Lettere di S.Caterina da
Siena, con note di Nicola Tommaseo,
a cura di Piero Misciattelli – Volumi I-VI; ed. Giunti Barbera, Firenze
1940,
Marzocco 1970 a cura del Monte dei Paschi di Siena)
>-
Spirito Santo: -(Vol. I
- Lett.15, p.50) “Non fare dunque più resistenza allo S.Santo che ti
chiama, e non spregiare l’amore che t’ha Maria, né le lagrime e
orazioni che sono fatte per te; perché troppo ti sarebbe grande
giudizio.”
>- fatiche:
-(Vol I - Lett.18, p.60) “E se vi passasse molto duro a portare le
molte fatighe, riducovi alla memoria tre cose; acciò che portiate più
pazientemente. E prima, voglio che pensiate la brevità del tempo vostro;
che non sete sicuro del dì di domane. Ben possiamo dire che non abbiamo
la fatiga passata, né quella ch’è a venire, ma solo il punto del
tempo, che noi abbiamo. Adunque bene dobbiamo poratre pazientemente, poiché
‘l tempo è contanto breve. La seconda si è, che voi consideriate il
fatto che segue dalle fatighe. Che dice Santo Paolo, che non è
compassione delle fadighe a rispetto del frutto e rimunerazione della
superna gloria. La terza si è che voi consideriate il danno
che sèguita a coloro, che portano con ira e con impazienza: che sèguita
questo danno qui, e la pena eternale dell’anima.”
>- orazione:
-(Vol I - Lett.26, p.87)
“Di tre sorti è l’orazione. L’una è continua;
cioè il continuao santo desiderio, il quale desiderio òra nel cospetto
di Dio in ciò che tu fai, perché questo desiderio drizza nel suo omnore
tutte le tue operazioni spirituali e corporali: e però si chiama
continua. Di questa pare che parlasse il glorioso santo Paolo quando
disse: ‘Orate senza intermittenza’. L’altro modo è orazione vocale,
quando vocalmente si dice l’officio, o altre orazioni. Questa è
ordinata per giungere alla terza, cioè alla mentale:
e così vi giugne l’anima quando con prudenzia e uniltà esercita
l’oarazione vocale, cioè, che parlando con la lingua, il cuore suo non
sia di lunga da Dio.” – (P.89) “Drittamente questa orazione è
una madre che nella carità di Dio concepe le virtù, e nella carità del
prossimo le parturisce.” –(Vol. II-Lett.94, p.97) “Orate
senza intermissione”; -(Vol. II- Lett.100, p.119) “Sollicitate dunque
virilmente, e con vero cognoscimento, e con umili e continue orazioni
infino alla morte. Sapete che questa è la via a volere cognoscere, ed
essere sposo della verità eterna; e neuna altra ce n’è.” –(Vol.II
–Lett.150, p.305) “..attaccatevi al petto
di questa madre orazione, se voi volete essere perseverante con vera umiltà.”
>- città
dell’anima: -(Vol.I-Lett.28,
p.96) “E se voi mi dicessi: ‘non ci ha l’uomo in questa vita niuna
signoria?’ rispondivi: sì, ha la più dolce e la più graziosa e più
forte che veruna cosa che sia; e questa si è la Città dell’anima
nostra. Oh ècci maggiore cosa e grandezza, che avere una città e di
perfetta signoria, che né dimonio né creatura ne la può tôrre, se voi
non vorrete. Ella non si perde mai se non per lo peccato mortale.
(..) Orsù, padre, vogliate tenere ferma la signoria della città
dell’anima vostra; combattete…” -(Vol.V-Lett.337, p. 120)
“Adunque ci è bisogno di essere giusti, e giustamente guardare la città
dell’anima nostra, vivendo col vero e santo timore di Dio;”
>- città prestata: (Vol. II-Lett.123, p.212-213) "Costui
non signoreggia la sua città, ma esso è signoreggiato da' vizi e da'
peccati. (..) E male possederà la cosa prestata, se prima non governa e
signoreggia sè medesimo. Signoria prestata sono le signorie delle cittadi
o altre signorie temporali, le quali sono prestate a noi e agli uomini del
mondo; le quali sono prestate a tempo, secondo che piace alla divina
bontà, e secondo i modi e i costumi de' paesi: onde o per morte o per
vita elle trapassano. Sicchè per qualunque modo egli è, veramente elle
sono prestate. Colui che signoreggia sè, la possederà con timore santo,
con amore ordinato e non disordinato; come cosa prestata, e non come cosa
sua."
>- piaghe:
-(Vol. I-Lett.IV, p.17) ".. e pensate che la bontà di Dio permette
alle dimonia che molestino l’anima vostra per farci umiliare e
ricognoscere la sua bontà, e ricorrere dentro a lui nelle dolcissime
piaghe sue, come un fanciullo ricorre alla madre.”
>- croce
del demonio: -(Vol.
II-Lett.96, p.107) “..il Signore ha permesso che l’uomo il
quale disordinatamente ama, sia incomportabile a sé medesimo. Questi
porta la croce del dimonio, (..) Tanto è cieco, che perde la
libertà sua, facendosi servo e schiavo del peccato, e del mondo con le
sue delizie, e della propria fragilità (..)
i figlioli delle tenebre fanno vergogna e confusione alli figlioli
della luce , perché vanno con più solecitudine ed esercizio, e con
maggiore fadiga all’inferno, che i figlioli della luce a vita eterna."
>- punta
d’ago: -(Vol.II-Lett.110,
p.158) “..noi offendiamo il Bene infinito, doverebbe seguitare una pena
infinita; e Dio per misericordia ci punisce nel tempo finito, dandoci pena
finita. (..)
Il tempo nostro,
dicono e’ Santi, è quanto una punta
d’aco.” –(Vol. I, Lett.5, p.20): “.. e ‘l tempo dell’uomo
è quanto una punta d’aco, e più no.”
>- gonfalone
della croce: -(Vol.II-Lett.112,
p.165) “Chi non rinuncia al padre e alla madre.. non è degno di me.
Conciensi dunque renunciare a tutto il mondo e a sé medesimo, e seguitare
il gonfalone della santissima
croce.”
>- confessione:
-(Vol.II-Lett.116,
p.183) ”E li figlioli, nutricali nelle virtù e nelli santi comandamenti
dolci di Dio: perché non basta alla madre e al padre di notricarli
solamente il corpo; chè questo fanno li animali, di notricare e’ suoi
figlioli: ma debbe nutricare l’anima nella Grazia , giusta il suo
potere, riprendendoli e ciastigandoli nelli difetti che commettono. E
sempre vogliate che usino la confessione spesso, e la mattina odano la
messa, o almeno li dì comandati dalla santa Chiesa. E così sarete madre
dell'anima e del corpo."
>- le
pene: -(Vol.II-Lett.119, p.191) “..io voglio che le pene mi siano
cibo, le lagrime beveraggio, il sudore mio unguento. Le pene voglio che mi
ingrassino, le pene mi guariscano, le pene mi diano lume, le pene mi diano
sapienza, le pene mi rivestano la mia nudità, le pene mi spoglino
d’ogni proprio amore, spirituale e temporale.”
>- coltello:
-(Vol.II-Lett.130, p.240) “Recatevi nella mano del libero arbitrio un
coltello che abbia due tagli, cioè d’odio
e d’amore: amore della virtù, e odio e dispiacimento del vizio e
del mondo e della propria sensualità. A questo modo dimostrerete che
siate uomo virile, e non tiepido né negligente.” -(Vol.I-Lett.35
“p.81) “..il coltello della volontà con che si difende. Il quale ha
due tagli, cioè odio del vizio e amore della virtù. E ‘l piglia con la
mano del libero arbitrio, e dallo al nemico suo! (..) e rimane vinto e
sconfitto." -(Vol. V-Lett.313, p.23) “..col coltello della
penitenzia, la quale riceviamo nella santa confessione, taglia il vizio
dell’anima, (..) legandola col legame della santa obedienzia.”
>-
chiodi: (Vol.III-Lett.184, p.115) “Sapete che né chiodi né croce era sufficiente a
tenerlo se la carità non l’avesse tenuto.
(..) chè i chiodi si sono fatti chiave
che ha disserrata vita eterna” (Nota - Ospedale della Scala, o della
Madonna sotto lo Spedale. Al principio del sec. IV i primi cristiani vi si
recavano a pregare in certe grotte non lontane dalla torre dove il loro
Sant’Ansano fu rinchiuso. Lì sopra s’edificò il sontuoso spedale, de
più antichi d’Europa, se nel sec. nono lo fondò il Beato Sorore
calzolaio. Fu detto da lui della Scala “da tre gradini “ scoperti
nello scavare le fondamenta, gradini d’un tempio di Diana)
>-
secchia: -(Vol.IV-Lett.273,
p. 175) “.. io voglio che facciate come colui che attinge l’acqua
colla secchia, il quale la versa sopra alcuna altra cosa; e così voi
versate l’acqua del santo desiderio sopra il c<po de’ fratelli
vostri, che sono membri nostri, ligati nel corpo della dolce Sposa.”
>- giustizia: -(Vol.II-Lett.121, p.197) "Convienzi dunque che
l'uomo che ha a signoreggiare altrui e governare, signoreggi e governi
prima sè. (..) Il poco lume non lascia discernere la verità. (..)
fidandosi di coloro che sono radicati nell'amore proprio di loro medesimi,
e' quali per ogni vento si vollono." -(Vol. V-Lett.358, p.226)
"Quando l'anima regge sè, regge altrui con quel medesimo modo:
perocchè ama il prossimo suo con quell'amore che ama sè medesimo.
Siccome la carità perfetta di Dio genera la perfetta carità del
prossimo; così con quella perfezione che l'uomo regge sè, regge i
sudditi suoi." -(perugino Vol. IV-Lett.273, p.175) “E fecemisi
promettere che quando fusse il tempo della giustizia, io fussi con lui. E
così promisi, e feci. Poi la mattina innanzi la campana andai a lui; e
ricevette grande consolazione. Menaiolo a udire messa; e ricevette grande
consolazione. (..) e solo
v’era rimasto uno timore di non essere forte
in su quello punto. (..) ‘Stà meco, e non mi abandonare. E così’
non starò altro che bene; e muoio contento’
(..)
E io t’aspetto al luogo della Giustizia.
(..) Poi egli giunse, (..) La bocca sua non diceva se non, Gesù, e,
Catarina. E così dicendo, ricevetti il capo nelle mani mie, fermando
l’occhio della divina bontà, e dicendo: ‘Io voglio’. "
>- midollo:
-(Vol.IV-Lett.297,
p.249) “Perocché la pazienzia è il midollo
della carità. Ma dove la troviamo? (..). In quello medesimo modo e luogo,
dove noi troveremo l’amore. (..) L’amore lo troveremo nel sangue di
Cristo crocifisso, che per amore lo sparse in sul legno della santissima
croce;” -(Vol.IV- Lett.306, p.285) “..ho voglia di mettere il sangue e la vita, e
distillare le midolla dell’ossa nella santa Chiesa;”
>- nuvola:
-(Vol.IV-Lett.304,
p.274) “..che amore non si può avere se non dall’amore. E senza il
lume non si può trovare; (..)
Adunque
ci conviene tollere da noi quella cosa che ci tolle il lume, cioè
l’amore proprio, che è una nuvola
che non ci lascia cognoscere né vedere la verità di quello che dobbiamo
amare.” ; Lett.2 “amore proprio di sé, il quale ponemmo che era un
arbore di morte. Li frutti menano puzzo di peccati mortali: il quale dà
la morte nell’anima, perché ci ha tolto la grazia, essendo privati del
lume. Ora abbiamo veduto che solo la nuvola dell’amore proprio è quella
che ce lo toglie. Poiché è tanto pericoloso è da fuggirlo, e da fare
buona guardia, acciocché non entri nell’anima nostra: e se ci è
entrato, pigliare il rimedio.”
>- sterco:
-(Vol.IV-Lett.310,
p.299) “Quanto è laida la vita nostra corporale, che vivendo, da ogni
parte del corpo nostro gittiamo puzza! Dirittamente un sacco pieno di
sterco, cibo di vermi, cibo di morte. La nostra vita e la bellezza della
gioventù passano via, come la bellezza del fiore…”
>-
frutti acerbi:
-(Vol.V-Lett.313,
p.18) “Oh quanto è crudele questo lavoratore che si male ha governata
la vigna sua, senza nessuno frutto, se non d’alcuno atto di virtù, il
quale è sì acerbo, che neuno
è che ne possa mangiare! Ciò sono le opeazioni buone fatte fuore della
carità.”
>- amici:
-(Vol.V-Lett.313,
p.22) “Se sono amici che ci
siano mandati dalla clemenzia dello Sp.Santo, siano ricevuti dal libero
arbitrio, disserrando la porta con la chiave dell’amore. E se sono
nemici di perverse cogitazioni, li cacci con la verga dell’odio, con
grandissimo rimproverio: non si lassino passare (..); serrando la porta
della volontà, ..”
>- cane:
(Vol.V-Lett.319,
p.58) “Brighiamoci di fare buona e sollecita guardia, ponendo allato a la
guardia del libero arbitrio il cane
della coscienzia; il quale, quando alcuno giunge alla porta, desti la
ragione, abbaiando, acciò ch’ella discerna s’è amico, o inimico;” -(Vol.I-Lett.2, p.8) “..cane della coscienzia, il quale abbaia
subito che sente li nemici delle molte e diverse cogitazioni nel
cuore.” -( Vol. II-Lett.114, p.174 ) “..E ponete a guardia il cane della
coscienzia , sicché, quando il nemico passa, sentendolo, gli abbai; e così
desterà l’occhio dell’intelletto, e vederà se egli è amico o
nemico, cioè vizio o virtù, che passi.”
>- fune:
-(Vol.V-Lett.343,
p.145) “O Speranza, dolce sorella della fede, .. tu sei quella che leghi
‘l dimonio della confusione con la fune
della fede viva..” –(Vol. V -Lett. 338, p.121)
“Adunque ci bisogna andare per questa dolce e dritta via. Con che
taglieremo questo legame? (tenebre) Col coltello dell’odio del vizio, ed
amore della virtù; gettandogli la fune
con la santa confessione.” –(Vol.V-Lett.338,p.120) “Adunque ci è
bisogno di essere giusti, e giustamente guardare la città dell’anima
nostra, vivendo col vero e santo timore di Dio;”
>- vento:
(Vol.V-Lett.
363, p.244) “Ma come arboro, dovete essere piantato al basso della
terra della vera umiltà, acciò che il vento della superbia non possa
offendere l’arboro dell’anima vostra; la quale è un arboro di amore;
… E alcuna volta giungono i venti subiti di laide e diverse tentazioni e
cogitazioni del cuore, le quali spesse volte scuotono l’arboro, e
dinudandolo delle foglie; ciò sono i santi pensieri, con le dolci parole
caritative.. Un altro vento giugne, il quale entra nel cuore degli uomini,
ed esce per la bocca; e questi sono i persecutori del mondo, e’ quali
entra la puzza ne cuori loro, gittano i venti, per la bocca, delle molte
mormorazioni, ingiurie, scherni e villanie in detto e in fatto. Questo è
quel vento che fa cadere l’arboro della pazienzia, e rompe i rami delle
altre virtù; e dà a terra l’arboro,”
>-
vela: (Vol.VI- Lett.III, p.10)
“Non bisogna a questo tempo il fugire, per timore che per la molta
prosperità noi andiamo a vela
col vento della superbia et
vanagloria; che niuno è che si possa gloriare altro che nelle fatighe”
>- calcina:
(Vol.VI-p.IX,
p.25) “Che come in mezzo tra
pietra et pietra per conformarsi insieme in fortezza, vi si mette la
calcina intrisa coll’acqua, così Dio à messo in mezo fra la creatura
et sé il sangue dell’unigenito suo Figliuolo, intriso colla calcina
viva del fuoco dell’ardentissima carità;”-(Vol.III-Lett.181, p.102)
“..edificare lo edificio dell’anima nostra? Dolce cosa è, che abbiamo
trovata pietra, maestro (muratore, architetto), e servitore uno manuale
che bisogna a questo edificio.” (Lett.181, p.103) “E ha fatto più:
che, vedendo che l’acqua non era buona a intridere la calcina per porre
la pietra, cioè, delle dolci e reali virtù, donocci il sangue
dell’unigenito suo Figliolo.” (Lett.181, p104) “..la pietra nostra
è Cristo; fecelo servitore e lavoratore di questo edificio,”
>- ricchezza: -(Vol. I-Lett.13, p.44) "tutte le cose che noi
possediamo, e la vita e la sanità, moglie e figliuoli, ricchezze e stati
del mondo e delizie del mondo, tutte le possediamo cone cose
prestate a noi per uso da Dio, e non come cose nostre; e così le
doviamo usare".
>-
lume:
-(Vol. I-Lett.27, p.59)
“Non gli credete (al demonio). (..) Altrimenti, faresti come colui che sta in
sull’uscio col lume in mano,
che distende la mano di fuore, e fa lume fuore, e dentro è tenebroso”
>- lampada: -(Vol. I-Lett.23,
p.74) “..ti conviene avere la lampana, e l’olio, e il lume. (..) Per
lampana s’intende il cuore nostro: pcichè il cuore debba esser fatto
come la lampana. Tu vedi bene che la lampana è larga di sopra, e di sotto
è stretta; e così è fatto il cuore, a significare che noi il dobbiamo
sempre tenere largo di sopra, cioè per santi pensieri, e per sante
immaginazioni, e per continua orazione.” (..) -(p.75) “Dissi che la
lampana è stretta di sotto: e così il cuore nostro, a significare che il
cuore debba essere stretto verso queste cose terrene, cioè il non
desiderarle…” (..) -(p.76) “.. lassare le fanciullezze e le nostre
vanità, e non stare più come mondane giovane, ma stare come spose fedeli
consecrate a Cristo crocifisso: e a questo modo averemo la lampana e l’olio
e ‘l lume.”
>- fiore:
-(Vol. I-Lett.24, p.78) “Siate, siate quel fior odorifero che dovete essere,
e che gittate odore nel cospetto dolce di Dio. (..) Ma questo fiore
quando è messo nell’acque delle iniquitadi e immondizie de’ peccati e
miserie del mondo, non rende odore, ma puzza.”
>- navigare:
-(Vol.I -36, p.140) “Chi è nel secolo (laici) naviga in questo mare sopra le braccia sue;
ma colui che è nella santa religione (religiosi) naviga sopra le braccia
altrui.”
>- pesce:
(Vol.
I-Lett.36, p.142) “Sapete che il religioso che è fuore della cella, è morto, come il
pesce che è fuore dell’acqua. E però vi dico la cella del costato di
Cristo, dove troverete il cognoscimento di voi e della sua bontà.”
>- ramoscello:
(Vol. I-Lett.38, p.150) “..dimandano e chieggono a Dio, che doni le consolazioni e tribolazioni a
loro modo, e non a modo di Dio; e così diventano impazienti,
quand’hanno il contrario di quello che vuole la propria volontà
spirituale. E questo è uno ramoscello di superbia, che esce dalla vera
superbia; siccome l’arbore che mette l’arboscello da lato, che pare
separato da lui, (..) Così
è la volontà propria dell’anima, che elegge di servire a Dio a suo
modo; e mancandogli
quello modo, sostiene pena, e dalla pena viene alla impazienzia.”
>- radice:
(Vol. I- Lett.38, p.151) “L’anima umile che liberamente ha tratta la barba (radice) della
superbia con affettuoso amore, ha annegata la volontà, cercando sempre
l’onore di Dio e salute dell’anime: non si cura di pene;”
>-
fuoco: (Vol. I-Lett.70,
p.265)
“.. sempre ardi, direttamente tu se’ uno fuoco. Così parve che
dicesse la bocca della Verità (Dio): «Io son fuoco, e voi le faville». (..) e siccome la favilla riceve l’essere dal fuoco, così
noi riceviamo l’essere dal primo nostro principio.” -(Vol.V-Lett.368, p.265)
“Questa tiepidezza procede dalla ingratitudine, la quale ingratitudine
esce dal poco lume…(..) Fa che
tu sia fervente, e non tiepido, in questa operazione (..) Se sarete quello
che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia, non tanto costì.”
>- bagno:
(Vol.II-Lett.73, p.6) “O glorioso e prezioso sangue, tu se’ fatto a noi bagno, e unguento posto sopra
le ferite nostre. Veramente, figliuola mia, egli è bagno; che nel bagno tu trovi il caldo e
l’acqua, e il luogo dove egli sta.”
>- letto:
(Vol. II-Lett.73, p.8-9) “Sai cosa ti conviebe fare? Come quando tu
entri in cella la notte per andare a dormire (..) e dentro vedi che v’è il letto.
(..)
vattene a letto, nel quale letto è la dolce bontà di Dio che trovi in
te, cella. (..) questo letto
è coperto d’uno copertoio vermiglio (..) e non ti partire mai.
(..) Che in questo letto sta il cibo, la mensa, il servitore. Il
Padre t’è mensa, il Figlio t’è cibo, lo Spirito Santo ti serve, e
esso Spirito Santo fa letto di sè.”
>- corvo:
(Vol. II-Lett.85, p. 64) ”E non aspettate il tempo a cercare la salute vostra, però che il tempo
non aspetta voi; e però non dovete aspettar lui (il tempo), facendo come
‘l corvo, che dice cra, cra. Così i perditori del tempo sempre dicono:
domane farò.”
>-
latte: (Vol. II-Lett.86,
p. 65) “.. conviene fare come fa il fanciullo, il quale volendo prendere il
latte, prende la mammella della madre, e mettesela in bocca; (..) e così
dobbiamo fare noi, se vogliamo notricare l’anima nostra. Perocchè ci
dobbiamo attaccare al petto di Cristo crocifisso, in cui è la madre della
carità; e col mezzo della carne sua trarremo il latte che notrica l'anima
nostra,” -(Vol.IV-Lett.239, p.29) “.. come fa la madre del fanciullo quando
li vuole tollere il latte di bocca, che si pone l’amaro in sul petto (..) sicchè per timore dell’amaro abbandoni il dolce. (..) Così vuole fare costui a voi, ponendovi innanzi
l’amaritudine del veleno e della molta persecuzione…”
>- usuraio: (Vol.II-Lett.108,
p.145) “Questa è la condizione della divina carità; che sempre adopera e mai
non si stanca; siccome l’usuraio sempre guadagna…”
>- spugna:
(Vol.II-Lett.113, p.171) “Perocché il cuore nostro, quando è innamorato d’amore divino, fa
come la spugna che trae a sé l’acqua. Perché la spugna se non fosse
messa nell’acqua, non la trarrebbe a sé..”
>- mosca:
(Vol.II-Lett.128, p.234) “Percuoterai il dimonio (col coltello della pazienzia e l’amore della
virtù); però che la carità è sola quella che il percuote, e fugge da
quell’anima come la mosca dalla pignatta che bolle.” -(Vol.IV- Lett.266,
p.137) “..Dio sa l’occulto ‘l palese..: onde vede che se
subito ci desse la grazia comme noi la dimandiamo, noi faremmo come
l’animale immondo (mosca), che, levato dal mele ‘l quale è
dolcissimo, non si cura dappoi di ponersi in su la cosa fetida.”
>- demonio: -(Vol.IV-Lett.214) “Ma se ‘l demonio trovasse tiepido e timoroso (il cuore), egli
v’entrerebbe subito dentro con diversi e laidi pensieri e fantasie.”
>- acquila:
(Vol.II-Lett.134, p.254)
“.. e fanno come l’acquila che sempre ragguarda la rota del sole (Dio)
e va in alto. E poi ragguarda la terra e, prendendo il cibo mangia in
alto; (..) dove è il sole del divino amore; e ragguarda poi verso la terra,
cioè verso l’umanità del Verbo incarnato..”
>- scudo:
(Vol.III-Lett.165, p.44)
“.. ma pàrati innanzi con lo scudo in mano a ricevere e’ colpi. Sai
che lo scudo ha tre canti: così ti conviene avere in te tre virtù. Odio
e dispiacimento dell’offesa (..) Dico che poi ti conviene avere
l’amore, (..) La terza, cioè la pazienza …”
>-
tortora:
(Vol.III-Lett.166, p.50)
“.. ma la loro (vedove) conversazione debbe essere in cella (casa). E
debbe fare come la tortora che, poi ch’è morto il compagno suo, sempre
piange, e stringesi in se medesima, e non vuole altra compagnia.”
>- piaga:
(Vol.III-Lett.185, p.124)
“.. e pare (il prelato) che faccia finta di non vedere, e non gli
corregge; (..) e sempre teme di dispiacere (..) Tutto questo è perché egli
ama sé. (..) io dico che
questa è la più pessima crudeltà che si possa fare. Se la piaga, quando
bisogna, non s’incende col fuoco, e non si taglia col ferro, ma ponesi
solo l’unguento; non tanto ch’egli abbia sanità, ma imputridisce
tutto, e spesse volte ne riceve la morte.”
>- sciogliere/tagliare:
(Vol.III-Lett.205, p.201) “.. che tu vegga che tu hai bisogno di tagliare, e non
di sciogliere: Perocché chi non taglia, sempre sta legato; e chi non
fugge, sempre rimane preso. Non più resistenza allo Sp.Santo che ti
chiama;”
>- riccio:
(Vol.III-Lett.215, p.247) “Ella (carità fraterna) sta come un riccio, con vera guerra con la
propria sensualità: ella è timorosa di non offendere lo Sposo suo.”
>- saetta:
(Vol.III-Lett.228, p.305) “Facendo così, egli (Dio) diverrà, delle operazioni e parole tue, come
della saetta che si trae dal fuoco, ben rovente; che, gittandola, ella
arde dovunque si gitta,”
>- stoppa/fuoco:
(Vol.III- Lett.228,
p.305) “… non potrebbe essere (il cuore) se non come la stoppa che si mette
nel fuoco, che non può essere che non arda (..) Così l’anima che
ragguarda l’affetto del suo Creatore, subito è attratta ad amarlo,”
>- ladro:
(Vol.IV-Lett.245, p.50)
“Oh maledetta devozione (amicizia tra devoti), quanto se’ uscita dalla
misura tua! Oh sottile amo, tu entri come il ladro che fura: poi ti fai
domestico della casa..”
>- balia:
(Vol.IV-Lett.260, p.111)
“Egli (Cristo) ha fatto come la balia che nutrica il fanciullo, che,
quand’egli è infermo, piglia la medicina per lui, perché il fanciullo
(..) non potrebbe pigliare l’amaritudine, perchè non si nutrica
d’altro che di latte.”
>- pane:
(Vol.V-Lett.333, p.96) “.. il fanciullo il quale si notrica di latte, non è atto a stare in
battaglia..; fatto uomo, e
levatosi dalla tenerezza e amore di sé, egli mangia il pane con la bocca
del santo desiderio, schiacciando co’ denti dell’odio e dell’amore,
in tanto che, quanto è più duro e muffato, più se ne diletta.”

|