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Statuto - Struttura - Iscrizione - Pubblicazioni °.°.°
Storia dell'Associazione:
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Perché Caterinati ? !
«Quando,
intorno al 1366 un gruppo di persone appartenenti a vari Ordini
religiosi (Domenicani, Francescani, Agostiniani, Vallobrosani,
Guglielmiti) si strinsero intorno a Caterina, certi avversari
affibbiarono a tale gruppo il nome di Caterinati, a mo' di scherno.
Sembrava incomprensibile che tanta gente illustre, appartenente a
ranghi nobiliari quali i Tolomei, i Piccolomini, i Salimbeni, i
Saracini, si facessero soggiogare da una ragazza neanche ventenne,
analfabeta, "visionaria"».
(da: Patrona d'Italia
e d'Europa; N.4 ott-dic. 2004; f.to Giampaolo
Thorel)
«Il nome «Caterinati» deriva dai tempi di
Caterina stessa, quando i suoi discepoli, uomini e donne della Siena
del tempo, venivano chiamati «Caterinati» in senso quasi
dispregiativo. In particolare, l'appellativo entrò in uso in
riferimento al discepolo Stefano Maconi, descritto dalle cronache
del tempo, rampollo di una ricca famiglia della borghesia senese,
amante della vita spensierata e gaudente; egli, dopo aver conosciuto
la mantellata senese per mezzo del suo amico Neri Pagliaresi,
divenne uno dei suoi più fedeli discepoli, seguì il consiglio
della «Mamma e Maestra» facendosi monaco certosino,
intraprendendo fra l'altro una brillante carriera ecclesiastica,
tanto da divenire Priore della Certosa di Pavia.
Riportiamo la preghiera del Caterinato, preghiera che ogni giorno i
membri dell'Associazione recitano:
O Caterina Santa, alle
tue parole non resistevano i
cuori dei peccatori, e
neppure il Cielo alla tua fede ardente e alle tue insistenti
preghiere.
Come allora, anche oggi facci sentire il potere della tua intercessione,
per confermare la pace tra gli uomini, liberare gli oppressi dalle
ingiustizie o avversità di ogni genere, confortare e sanare i
malati del corpo e
dell'anima.
Prega per l'unità e la fedeltà del popolo
di Dio al «dolce Cristo in Terra» per il bene della Patria nostra
e dell'intera Europa, e per la pace di tutto il mondo.
E ricordati dei Caterinati, che ti
invocano con fiducia, sapendo che non abbandoni nelle difficoltà
coloro che ti considerano loro Maestra spirituale. Amen».
(da: Toscana Oggi, 4 marzo 2007; f.to Franca Piccini)
>
- La Compagnia o
Confraternita di S.Caterina in
Fontebranda venne costituita poco
dopo la canonizzazione
della Santa (1461):
- risorse
economiche (p.10): entrate annuali di c. 400 scudi da "41
luoghi del Monte dei Paschi", elemosine, pigioni, legato annuo
perpetuo di 25 ducati (stabilito nel 1524 dal Consiglio del Popolo
di Siena; cfr La compagnia di S.Caterina da Siena, Turrini,
Siena 1616).
- dopo la soppressione (p.11) di tutti gli enti religiosi (22 marzo 1785, ad
opera di Pietro Leopoldo di Toscana), la Compagnia fu ricostituita
(p.32, 33,39) il 22 aprile 1792 (su provvedimento emanato da Ferdinando III,
successo al padre -p.14- Pietro Leopoldo dal 1790). Il 1793 (p.35) si caratterizza
per aver affrontato il delicato problema del recupero, da parte
della Confraternita, del vasto
edificio che costituiva il Santuario della Santa. Il 26 gennaio 1792
ventitre fratelli si erano già riuniti nell'oratorio Santuario
(p.32). Nel 1812 la
compagnia riottiene l'uso della chiesa del SS.Crocifisso (p.38, nota
41).
(da: -Quaderno
Ass.Int.Caterinati N.109-111 L'Archivio della Compagnia
di S.Caterina "1792-1970", tesi di Sonia Bacci, Relatore Stefano
Moscadelli, Siena 2002, p.8) >
- Il 15 gennaio 1921 fu inaugurata la Società Internazionale di
Studi Cateriniani (da: -Bullettino Studi Cateriniani AN.I - N.1,sett.1923,
p.41):
- con conferenza del conte Giuseppe della Torre,
nella sala del Mappamondo del palazzo comunale, e successive
conferenze del Prof. Pistelli, dell'Istituto di Studi Superiori di
Firenze, sulle «due Caterine domenicane», la Benincasa e la
Ricci, e del Mr.Zucchelli di Pisa su «Caterina da Siena e i Pisani».
- prima pubblicazione: I Fioretti di Santa Caterina
di P.Innocenzo Taurisano dei P.P., ed. Ferrari 1920. Pio XI
approva, incoraggia e benedice l'opera.
- adesione come soci
protettori: Card. Mistrangelo, arcivescovo di Firenze, e Card.Maffi, arcivescovo di Pisa.
- assemblea Generale dei
soci: 5 maggio 1920; approvazione Statuto Sociale ed
elezione del Consiglio definitivo (composto da: -Presidente Prof. Pietro
Rossi, dell'Università di Siena; -Vice Pres. Prof. Antonio Lombardi;
-Consiglieri: Prof. Vittorio Lusini; Prof. Arturo Viligiardi, Direttore
dell'Accademia delle B.Arti; Dott. Fabio Jacometti, Direttore della
Bblioteca Comunale; Avv.Francesco Ponticelli, Assessore Com. per la
P.I.; P.Mariano sardi O.P.; Francesca Curci Sofio, segretaria;
Tesoriere: Dott. Terenzio Nencini).
- sede:
offerta generosamente dalla benemerita Confraternita di S.Caterina in Fontebranda.(da:
Bullettino Studi Cateriniani AN.II-N.1, 1925).
Nota
- Dal 1942 alla fine degli anni Sessanta, l'attività della
Compagnia deve essere
stata molto modesta.
(da: Quaderno
N.109-111, p.70, nota 68)
>
- Il 4 ottobre
1970,
l'Arcivescovo di Siena Mons.Mario Ismaele Castellano
(alla proclamazione di S.Caterina Dottore della Chiesa
universale da parte di Paolo VI, con Decreto n.259/70) ripristina
(da Quaderno Ass. Ecum. Caterinati N.1, Siena 1970,
p.12) l'antica
Confraternita di S.Caterina, ormai
inattiva da anni, facendola contestualmente divenire (Statuto
29.4.1977:- festa di S.Caterina): "Associazione Ecumenica dei Caterinati"
con prospettiva nazionale e internazionale.
> - Con decreto 15
agosto 1992 del Pontificium
Concilium pro-laicis (N.1178/92/S-61/A-65a), l'Associazione assume (Statuto,
1.a ed. Cantagalli 1993, 2.a ed. 2005) l'appellativo
di:
Associazione Internazionale dei
Caterinati: >
-
Mons.Mario
Ismaele Castellano
(106.mo
Arcivescovo di Siena:
6.6.1961-14.1.1990) è stato il primo Presidente
dell'Associazione
Internazionale dei Caterinati dal
1970 al 1990, e Presidente Onorario fino
al 12 aprile 2007.
> -
Mons.Gaetano Bonicelli, Arcivescovo di Siena
dal 15.1.1990 al
maggio 2001 è stato il secondo Presidente dell'Associazione.
>
- Mons.Antonio Buoncristiani,
Arcivescovo di Siena dal 24.4.2001
è il terzo ed attuale Presidente dell'Associazione.
>
- Prof.Paolo Nardi, docente di Storia del Diritto presso l'Università di Siena,
è l'attuale Priore Generale
(eletto nell'anno 2000).
Luglio 2008 - Il
Priore Generale dell’Associazione Internazionale dei Caterinati,
professor Paolo Nardi, è
stato nominato da Sua Santità Benedetto XVI,
componente del
Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
Nota - Il primo Priore
Generale è stato il Dott.Ubaldo Morandi; seguì il Dottor
Lando Landini ; poi il Dottor Aldo Bacci.
>- Santa
Caterina e i suoi Discepoli: Caterinati di ieri e di oggi
(da
La Patrona d’Italia e
d’Europa, n.4 ott-dic.2008)
Caterina aveva molte persone intorno a se. Questo può sembrare
strano per una ragazza giovane che visse in pieno Trecento, ma se
pensiamo al grande carisma della Senese, non c’è da
meravigliarsi.
I compagni di Caterina appartenevano un po’ a tutte le classi
sociali e a tutte le età, però i giovani erano in prevalenza, e
giovani erano coloro che scrivevano ciò che lei dettava durante le
sue innumerevoli estasi che le permisero la sua straordinaria
esperienza mistica, di dialogare cioè con Nostro Signore Gesù.
Approfondire chi erano i componenti de “l’allegra brigata”,
così erano chiamati gli amici di Caterina, non è cosa semplice,
anche per la scarsità di notizie al riguardo, ma di alcuni
possiamo, attraverso le fonti, capire chi erano e inquadrare meglio
il ruolo di ciascuno. Non c’era distinzione fra uomini e donne,
anche perchè l’Eterno Padre così parla a Caterina: “Davanti a
me non c’è maschio né femmina, né ricco né povero, ma tutti
sono uguali, perché ogni cosa io posso ugualmente” (Legenda
maior, § 122 – Siena 1994, pag.139).
Le consorelle Mantellate furono indubbiamente il primo nucleo di
questa sua grande famiglia spirituale. Esse erano per lo più vedove
di una certa età che si dedicavano alle opere di carità.
Alessia Saracini, rimase vedova molto giovane e il suo suocero, che
viveva con lei, era solito bestemmiare ed ubriacarsi ed era
noncurante di Dio. Chiamò Caterina a vivere per un certo periodo a
casa sua per convertirlo e Caterina, che tanto aveva a cuore la
salvezza delle anime, accettò di buon grado riuscendo a redimere
l’uomo e ad avvicinarlo a Dio.
Un’altra
era Francesca (Checca)
vedova di Clemente Gori, madre di tre frati domenicani, morti di
peste mentre assistevano i malati, era anche madre di Giustina che
si fece suora nel convento di Montepulciano. Sia Alessia che Checca
erano fra coloro che scrivevano ciò che lei dettava.
Lisa Colombini era cognata di Caterina e tramite lei la santa venne
in contatto con i Gesuati fondati dal Beato Giovanni Colombini. Fra
questi c’erano Lisa, Matteo e
la Beata
Caterina
Colombini che erano tutti cugini di primo grado fra loro.
Nella
famiglia spirituale della Santa non mancavano certo i religiosi;
fra’ Tommaso della Fonte, fu suo confessore fino al 1374 fino
a quando passò il testimone a Raimondo da Capua al quale consegnò quattro quaderni di appunti che
Raimondo usò per la stesura della Legenda maior. L’altro Tommaso
è il Caffarini, la cui testimonianza è raccolta nel Libellus de
Supplemento (Edizioni Cateriniane – Roma 1974) uomo molto istruito
nelle Sacre scritture.
Un
altro importante discepolo fu Bartolomeo
da Siena (Bartolomeo Dominici) anch’egli confessore della
Santa, a lui ebbe a dire: “Sappiate che Dio mi ha dato una
famiglia spirituale e perciò non permette che io ignori cosa alcuna
di ciò che la riguarda”. Messer
Matteo, altro discepolo, Rettore della Casa di Misericordia di
Siena, fu guarito da Caterina quando si ammalò di peste.
Molti
di questi amici della Mantellata senese appartenevano alla media
borghesia senese. Fra questi vi era Neri
Pagliaresi, giovane di buona famiglia, era abbastanza colto ed
amava scrivere versi poetici, di carattere un po’ tormentato e in
fatto di religione era solito scoraggiarsi facilmente, dalla Mamma
Caterina prendeva coraggio e a lui ebbe a dire: “Lasciate che la
speranza del sangue di Gesù dissipi l’agitazione del vostro
cuore. Aprite dunque gli occhi alla luce della fede”. Neri era
molto conosciuto a Siena e portò molti suoi amici fra i discepoli
della Santa, fra questi vi era Gabriele
Piccolomini, antenato di Papa Pio II che nel 1461 la proclamò
santa.
Francesco Malavolti, era
un nobile senese e così descrive il suo incontro con Caterina: “Giunto alla sua presenza, non appena ebbe veduto il suo volto, fui
preso da un senso così profondo di rispetto e da un tal tremito che
poco mancò che non venissi meno e, quantunque non avessi la minima
idea di confessarmi, appena essa ebbe profferito qualche parola,
sentii il mio cuore mutarsi, così meravigliosamente, che andai
tosto a confessarmi, e da quell’epoca non fui più quello di
prima”. Cristoforo di
Gano Guidini, il notaio, annotò tutto ciò che riteneva giusto
tramandare ai posteri. Andrea
Vanni, il pittore
con la passione per la politica. Autore del famoso ritratto
conservato in San Domenico di Siena, insieme a Bartolo, fratello di
Caterina, fu nominato difensore della Repubblica. Nel 1373 fu
Gonfaloniere di giustizia e nello stesso anno andò ambasciatore
presso il Papa Gregorio XI in Avignone. Nel 1379 è capitano del
popolo di Siena.
Un
discorso a parte lo merita Stefano
Maconi, nobile senese “bello nella persona”, compagno di
studi di Tommaso Caffarini, anche se in primis non scelse la
carriera ecclesiastica, ma quella militare. Conobbe Caterina per
mezzo di un suo amico Andrea Bellanti. Era in corso una faida fra le
famiglie Rianaldini e Tolomei e quella del Maconi. Caterina fece da
mediatrice fra queste famiglie giungendo ad una pace duratura, per
riconoscenza il Maconi si impegnò a farle da redattore, scrivendo
ciò che ella dettava, lasciandoci così il Codice Maconeo. A forza
di sentire Caterina parlare, il Maconi sentiva che dentro di se
stava avvenendo un cambiamento. Molti giovani gaudenti senesi lo
deridevano per il suo ruolo di segretario che svolgeva alla figlia
di un tintore, si facevano beffe di lui per la sua improvvisa
conversione e lo
chiamavano caterinato ,
epiteto che veniva attribuito in senso dispregiativo a tutti coloro
che si dicevano discepoli della Santa e che invece poi ha dato il
nome ai “figli spirituali” di Caterina. Stefano presto venne a
far parte della “famiglia” della Santa
e così ricorda: “Essa mi amava, con la tenerezza di una madre, molto più che io non
meritassi, e questo svegliava non poco di invidia nell’animo dei
miei compagni”. Stefano seguì Caterina anche nel suo viaggio
ad Avignone. Le fu accanto anche in punto di morte quando ella gli
raccomandò di entrare nell’Ordine dei Certosini, cosa che avvenne
il 19 maggio 1381. Il Maconi fece una brillante carriera
ecclesiastica, tanto da divenire Priore della certosa di Milano e
poi di quella di Pavia. Morì nel 1424.
In
questa serie di amici di Caterina, fra l’altro non certamente
completa, meriterebbe un capitolo a parte l’eremita inglese Guglielmo Fleete, in questa sede ci limiteremo solo a qualche
accenno. Frate agostiniano di celebre fama, baccelliere in teologia
all’Università di Cambridge, e destinato a diventare Priore del
convento agostiniano di Praga, nel 1359 viene a Pavia per il
capitolo generale del suo Ordine e chiede al suo Maestro generale di
vivere la regola agostiniana da eremita presso il convento di Selva
del Lago, presso Siena, che poi prese il nome di Lecceto, dai folti
boschi di lecci.
Qui conobbe Caterina e fra di loro nacque un rapporto di
grande rispetto e stima reciproca: lui la considera “Mamma
spirituale” lei apprende da lui la spiritualità agostiniana. Lei
lo chiama a Roma, insieme ad altri famosi eremiti leccetani, nel
1378 per stare vicino a Papa Urbano VI e per consigliarlo
nell’affrontare il difficile momento che
la Chiesa
attraversava: siamo in pieno grande scisma, ma lui non raccolse mai
questi inviti. Due anni dopo la morte di Caterina (1382), sente la
necessità di scrivere il: Sermo in reverentiam Beatae
Caterinae senensis dove descrive il suo rapporto con lei,
mettendo in risalto l’importanza del suo operato e più volte
rimarca l’appoggio al Papa UrbanoVI.
Come abbiamo visto non mancavano le forti personalità, fra i
componenti dell’ “Allegra brigata”. Questo fece sì che alla
morte di lei, avvenuta a Roma il 29 aprile 1380, si aprisse una
specie di disputa fra i suoi discepoli, su chi doveva prendere le
redini di capo della famiglia spirituale della mantellata. A
testimonianza di questi “mal di pancia” politici, come si
direbbe oggi, c’è una lettera di Nigi
di Doccio, scritta il 22 maggio 1380 al Pagliaresi, dove scrive:
One grande paura che i figliuoli rimasi orfani non facino come le pecore
senza pastore. Lassò
la Mamma
in sua vece el Baccelliere e misser Matteio”.
In realtà l’erede naturale sarebbe dovuto essere Raimondo da
Capua, ma l’importante incarico a cui fu destinato dal suo
Ordine religioso non gli permise di accettare questo incarico. Egli
infatti il 12 maggio 1380, fu eletto ventitreesimo Maestro generale
dei domenicani e fu incaricato di raccogliere testimonianze
relative alla Santa.
Per Caterina quindi Messer Matteo, rettore dello Spedale della
Misericordia o Guglielmo Fleete potevano essere coloro che potevano
prendere in mano le redini del gruppo. Ma nessuno dei due ebbe,
evidentemente, il carattere per poter assumere la leadership.
I vari componenti del gruppo intrapresero, come si dice, ognuno la
propria strada, alcuni fecero vita consacrata in varie città
d’Italia diffondendo il messaggio di Caterina, gli altri, quelli
che rimasero a
Siena
rimasero uniti intorno ai Padri domenicani del convento senese, ma
un ruolo determinante perché queste persone non si disperdessero fu
svolto dalle Confraternite laiche, che hanno avuto nel corso dei
secoli, un ruolo determinante nella propagazione
del pensiero e del culto della Santa.
In nome di Caterina, a Siena città, erano due le più attive:
la Compagnia
dei disciplinati di Santa Caterina sotto lo Spedale e
la Compagnia
di Santa Caterina in Fontebranda. Queste confraternite laiche
avevano il compito di tenere il collegamento
fra le autorità religiose
e la società nelle varie aree regionali ed in particolare il
loro compito si espletava in tre forme: gestione diretta delle
risorse destinate a luoghi sacri e funzioni ecclesiastiche,
controllo sul governo ecclesiastico, gestione diretta di uffici e
risorse della Chiesa, in
virtù della nomina dei chierici detentori di questi uffici.”
Nel corso dei secoli anche a Siena sorsero numerose
confraternite. La Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda fu
costituita dopo il 1461 (anno della canonizzazione).
I primi confratelli si riunivano a San Domenico e nella casa natale
della Santa.
Questa confraternita, insieme a quella di santa Caterina sotto lo
Spedale, tramandava l’insegnamento della Santa soprattutto con
l’impegno e con lo stile di vita, cercando di imitarla in quelle
che erano state le sue linee guida durante la sua vita.
La Confraternita ebbe, fin dall’inizio, una struttura gerarchica
di gestione con la nomina triennale di un camerlengo, incaricato di
amministrare le entrate e le uscite da tenere in un libro dei conti.
Il camerlengo non poteva accollarsi debiti o concedere crediti senza
“decreto” del bilanciere, sottoscritto da tre operai della
stessa Confraternita. I tre operai della compagnia presiedevano a
tutta la parte economica, al mantenimento degli stabili e
risarcimenti, a liti e esazioni. “Ogni operaio durava in carica un
anno, con la possibilità di essere riconfermato
in base all’impegno dimostrato”.
Il camerlengo consegnava il bilancio entrate e uscite e il
bilanciere inviava i decreti ai creditori e alle ragazze sorteggiate
ogni anno per ricevere le doti, registrava i deliberati della
compagnia e delle riscossioni degli alloggi e delle pigioni delle
case. Un’altra figura importante era quella del correttore, un
sacerdote che percepiva anche uno stipendio per celebrare le
funzioni sacre della settimana santa e della festa titolare, e del
sacerdote confessore che aveva la funzione di custode, abitava
gratuitamente in una casa vicino all’oratorio e percepiva un
salario. Questo sacerdote aveva anche il compito di svolgere le
funzioni religiose in
suffragio dei defunti della Compagnia.
La compagnia di S. Caterina in Fontebranda era tra le più ricche,
poiché alle entrate ordinarie, circa quattrocento scudi, si
aggiungevano 25 ducati all’anno dal 1524 stabilito dal Consiglio
del Popolo di Siena in “riconoscenza a Santa Caterina Patrona
della Compagnia, che aveva intercesso per la riconquistata libertà.”
Le
uscite che si potevano avere in un anno si aggiravano intorno ai 378
scudi utilizzati per pagare le 19 doti annuali messe a disposizione
della Compagnia, alcuni legati in favore della Chiesa locale, ai
Padri del Carmine, alla Compagnia San Giovanni Battista, ai Padri di
San Domenico, per il consumo dell’olio per due lampade votive, per
i salari del bilanciere, del custode e del chierico. La Compagnia di
Santa Caterina ebbe un profondo cambiamento in tutto il territorio
della penisola italiana, un cambiamento dovuto alla sempre più
forte ingerenza delle
autorità civili in queste Confraternite, poiché queste erano
diventate molto ricche e quindi troppo potenti per le Istituzioni.
Il 22 marzo 1785 fu il giorno nero per le Confraternite laiche della
Toscana, infatti il granduca Pietro Leopoldo stabilì la
soppressione di tutti gli enti religiosi e quindi anche delle
Confraternite che in quel periodo erano molte.
In
sostituzione di queste dovevano nascere le Compagnie di carità,
affiancate alle Parrocchie sotto la direzione del “clero
curato”, ma la cosa fondamentale era che non dovevano avere un
patrimonio proprio e dovevano essere completamente dedite a opere
assistenziali. Si colpiva così, in modo pesante, l’autonomia del
culto religioso dei laici. Tutto questo suscitò
un vero e proprio sommovimento da parte dei confratelli e
delle consorelle di queste Confraternite. Così il 30 giugno 1790
vennero ripristinate alcune forme di culto. La prima Confraternita a
Siena a riprendere la propria attività fu quella della Santissima
Trinità, esattamente il 28 aprile 1791.
Nel
1792 “il Real Consiglio di Reggenza (…) autorizza gli
Arcivescovi di Firenze, Pisa e Siena, a ristabilire quelle pratiche
di esterior culto e
disciplina ecclesiastica che giudichino le più convenienti e le più
atte a mantenere sempre illesa ed intatta la purità e dignità
della Santa cattolica religione”.
Tutto questo perché furono prese in considerazione le petizioni dei
popoli per la ripristinazione di alcune pratiche di culto esteriore
di religione e disciplina ecclesiastica.
Nelle disposizioni del ripristino di queste Confraternite, troviamo
la riedificazione degli altari, l’effettuazione dei trasporti dei
defunti verso i pubblici cimiteri, la proibizione di esporre i morti
in chiesa e di seppellirli in chiesa o nell’abitato per ragioni di
igiene. Ma il capitolo importante era quello che queste
Confraternite non potevano rientrare in possesso dei beni che prima
appartenevano a loro e dovevano mantenersi con le sole quote dei
Confratelli.
Tutto questo avvenne sotto Ferdinando III, Lorena figlio di Pietro
Leopoldo.
Queste istituzioni erano
private di incidere decisionalmente alla costituzione
materiale della chiesa a livello locale in virtù della gestione
autonoma delle proprie dotazioni patrimoniali. Inoltre i pii
esercizi (novene, uffizi, ecc.) non potevano essere svolti con lusso
eccessivo o prolungarsi fino a notte fonda.
Le Confraternite avevano l’obbligo di porre la propria sede presso
le chiese parrocchiali. Era loro vietato di fare feste in case
private o davanti ai tabernacoli. Mentre le concessioni che furono
loro fatte erano: l’indulgenza plenaria acquistata il giorno in
cui entravano nella Confraternita, l’indulgenza plenaria ai
confratelli e alle consorelle in punto di morte sempre in caso di
vero pentimento, l’indulgenza plenaria ai Confratelli e alle
Consorelle che restavano nella chiesa della Compagnia “dai primi
vespri della vigilia fino al tramontare del sole” durante il
giorno della festa titolare.
Indubbiamente queste Confraternite, private dell’apporto
economico, proseguirono la loro attività con difficoltà per tutto
il XIX e XX secolo e anche la Confraternita di Santa Caterina in
Fontebranda si trovò piano piano ridotta ai minimi termini.
Durante gli anni ’60 del Novecento questa Confraternita arrivò a
contare a Siena un solo iscritto, però pensate quanto sia stato
importante questo solo iscritto! Egli infatti impedì che non ne
fosse dichiarata l’estinzione. Il resto è storia recente.
Monsignor Castellano, nel 1970, all’indomani della proclamazione
di Santa Caterina a Dottore della Chiesa universale, trasformò la
Confraternita laica di Santa Caterina in Fontebranda in Associazione
Ecumenica dei Caterinati, dotandola di uno Statuto che ricalcava in
modo simile quello della Confraternita, con lo scopo di raccogliere
la famiglia spirituale della Santa senese i cui membri la venerano
appunto come Mamma e Maestra.
L’Associazione ebbe un immediato sviluppo sia in Italia che
all’estero, ad essa aderirono sia privati, che Confraternite, che
comunità religiose. Il 23 marzo 1991 il Consiglio generale dei
Caterinati deliberò di
chiedere il riconoscimento dell’Associazione da parte della Santa
Sede e il 18 giugno 1991 venne inoltrata una prima richiesta al
“Pontificium Consilium pro Laicis.” Il decreto di riconoscimento
dell’Associazione Internazionale dei Caterinati venne concesso il
15 agosto 1992 e lo Statuto è stato autenticato il 19 febbraio
1993.
Come
si vede, il filo rosso che unisce i primi caterinati “figli
spirituali” di Caterina, quando lei era ancora in vita, arriva
fino a noi Caterinati di oggi, che viviamo sette secoli dopo; i suoi
amici dell’ “allegra brigata” scrivevano ciò che lei dettava,
affinchè niente andasse perduto della sua dottrina, i confratelli e
le consorelle della Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda
hanno tramandato per secoli, in mezzo a mille difficoltà, il
pensiero della santa, la devozione e il culto; noi Caterinati di
oggi stiamo allargando la famiglia spirituale della Santa
diffondendo la vita, l’opera e il pensiero, attraverso le nuove
frontiere dei canali dell’informazione, con pubblicazioni, come la
collana dei Quaderni cateriniani, arrivata al numero 126; come
internet; i giornali, cito a questo proposito La Patrona d’Italia
e d’Europa, che i padri Domenicani di Siena sostengono con impegno
e zelo.
(Franca Piccini)
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