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-IL SANTUARIO
Si entra al "Santuario-Casa di Santa Caterina" attraverso il Portico dei Comuni. Questo luogo si
chiama così perché ogni comune d'Italia contribuì alla sua costruzione con la cifra simbolica,
corrispondente al costo un mattone. Il Portico dei comuni fu iniziato a costruire nel 1941, dopo la
demolizione della chiesa di Sant'Antonio abate che qui sorgeva; da allora la Parrocchia che portava
questo nome fu inglobata nella Parrocchia di san Domenico, che da allora si chiama
Sant'Antonio Abate in San Domenico. Di antico è rimasto solo il pozzo in travertino situato a destra e risalente alla fine del Quattrocento o inizio Cinquecento.
Questo portico, fu costruito per accedere al "Santuario-Casa di Santa Caterina" che, il 18 giugno del 1939, era stata proclamata da Pio XII Patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi. Gli eventi bellici relativi alla Seconda Guerra Mondiale, fecero sì che la costruzione fosse interrotta per essere poi portata a compimento nel 1947. Da qui si accede ad un piccolo atrio a loggia attribuito a Baldassarre Peruzzi o ad un suo allievo
realizzato intorno al 1530. A questo segue un altro piccolo atrio che ospita il bozzetto in stucco
della statua bronzea, opera di Bruno Buracchini e collocata presso la Fortezza Medicea.
Al Santuario troviamo l'oratorio del Crocifisso, dove è custodito il Crocifisso delle stimmate. La tradizione vuole che questa chiesa fosse stata eretta sull'orto della famiglia di Caterina in un appezzamento di terreno attiguo alla chiesa di sant'Antonio. Fu consacrata il 23 aprile del 1623
dall'Arcivescovo Alessandro Petrucci. La chiesa-oratorio sorse per custodire quel crocifisso che
dette le stimmate a Santa Caterina in Pisa nella chiesa di Santa Cristina il 1° aprile 1375. Così la
Santa raccontava al suo confessore Raimondo da Capua: "Sappiate padre, che per la
misericordia del Signore, io porto già nel mio corpo le sue stimmate... vidi il Signore confitto in croce, che veniva verso di me in una gran luce e fu tanto lo slancio dell'anima mia, desiderosa di andare incontro al suo Creatore che il corpo fu costretto ad alzarsi. Allora dalle cicatrici delle sue santissime piaghe, vidi scendere in me cinque raggi sanguigni diretti alle mani e ai piedi e al mio
cuore. Subito esclamai: Ah Signore, Dio mio: te ne prego: che non appariscano queste cicatrici
all'esterno del mio corpo. Mentre dicevo così, prima che i raggi arrivassero a me,
cambiarono il loro colore sanguigno in colore splendente". (Legenda
Maior, 195 - ed. Cantagalli).
Il crocifisso fu trasportato a Siena nel 1565 dopo varie peripezie e fu posto nell'oratorio della
cucina dove rimase fino al 1623 anno della costruzione della chiesa dove poi fu posto. Il
crocifisso delle stimmate è di scuola pisana, del XII secolo.
In questa chiesa troviamo anche la lampada votiva in bronzo voluta dalle mamme dei soldati
caduti nella seconda guerra mondiale. Ogni anno, in occasione delle Feste in onore di santa
Caterina patrona d'Italia e d'Europa, un Comune d'Italia o un'Associazione offre l'olio per
alimentare la fiamma di questa lampada.
A sinistra troviamo l'oratorio della cucina o cucinone; questo luogo fu la prima sala di riunione
dei "caterinati" i figli spirituali di Santa Caterina. Qui era situata la cucina della famiglia
Benincasa, la famiglia di Caterina e qui c'era anche il focolare, dove oggi sorge l'altare. La sua discepola Lisa
Saracini racconta che proprio in questo focolare acceso Caterina sia caduta in estasi rimanendo miracolosamente illesa. Sopra il focolare è situato un quadro, raffigurante le stimmate di Caterina, opera del pittore Bernardino
Fungai; il dipinto risale al 1496. Il soffitto a cassettoni dorato e dipinto fu eseguito a intagli da Bastiano di Girolamo. Sulla parete di fondo, entro la grande nicchia, fatta appostitamente eseguire per i governatori della confraternita di santa Caterina in Fontebranda da Colonio
Tolomei, Francesco Vanni, nel 1600, dipinse ad olio "La Canonizzazione di
S.Caterina", che ricordiamo avvenne nel 1461 per volontà di Papa Pio
II. Alle pareti sono raffigurati gli episodi più importanti della vita di Santa Caterina; queste pitture portano le firme di pittori come Alessandro
Casolani, Pietro Sorri, Francesco Vanni.
A sinistra dell'Oratorio troviamo il negozietto dal quale si accede ad una stanza dove sono conservati i vasi in ceramica che hanno contenuto l'olio per la lampada votiva a Santa
Caterina durante le Feste in suo onore. E' una vera e propria collezione di pezzi unici di porcellana da vedere e da ammirare.
Scendendo le scalette a sinistra troviamo la celletta della Santa dove sono conservati gli affreschi
di Alessandro Franchi risalenti al 1898; il ciclo di affreschi, mostra scene di vita della mantellata.
Nella celletta attigua troviamo alcune reliquie: la borsa in seta che contenne la testa di Caterina dopo che il Papa Urbano VI nel 1381 dette l'ordine di staccarla dalla testa, la boccetta nella quale
Caterina metteva gli aromi per lenire i dolori dei malati del Santa Maria della Scala e il bastone
usato dalla Santa per sorreggersi. Qui in questa celletta, dentro un armadio, sono conservati molti
ex-voto e i libri con i nomi dei componenti l'Associazione Internazionale dei
Caterinati.
(F.to Franca Piccini, 29.XI.02)
> -LE
ANFORE
Pochi conoscono la bella e preziosa collezione di ceramiche posta nel complesso del
"Santuario-Casa di Santa Caterina" in Fontebranda.
Infatti, nel luogo dove sono conservati i bellissimi vasi, vi si accedeva dal negozietto situato presso il Santuario
cateriniano, ma questo dal 1999 era chiuso e quindi non era possibile vedere le ceramiche. Da poco più di un mese, questo luogo è tornato a risplendere di nuova vita anche
grazie all'intraprendenza di due giovani senesi, Jacopo Brizzi e Emiliano
Muzzi, che hanno avuto
l'idea di riaprire il negozio, rivitalizzando notevolmente tutto il complesso del Santuario
cateriniano.
Dal negozio appena riaperto, possiamo accedere ad una stanza dove sono situate le teche di vetro contenenti i vasi di ceramica, che nei vari anni hanno contenuto l'olio per la lampada votiva, olio
offerto dai Comuni italiani oppure dalle varie Associazioni che si sono susseguite alle Feste, prima nazionali, poi internazionali, in onore di Santa Caterina Patrona d'Italia e d'Europa. Qui
possiamo ammirare le bellissime anfore artistiche, decorate in vari modi, che costituiscono una collezione
preziosa di pezzi unici, fatti appositamente per l'occasione delle Feste e una collezione di medaglie, che testimoniano la devozione e il culto, in Italia e all'estero, verso Santa Caterina da Siena.
Le Feste annuali del "27 e 28 aprile" possono essere l'occasione per prendere visione di questo
piccolo tesoro, a molti ancora sconosciuto.
(F.to Franca Piccini, 29.XI.02)
(cfr. anche La Patrona d'Italia e d'Europa, N.4 - ott/dic.2005) >
-LA
LAMPADA
DELL'OLIO (descrizione
in fase di completamento)
> -Scultura
contenente l'olio per la lampada votiva:
-opera
della scultrice senese CHIARA TAMBANI, offerta dal Centro Sportivo
Italiano in occasione delle Celebrazioni Internazionali in onore di
Santa Caterina da Siena. Siena
1-2 maggio 2004
>
-CHIESA
DEL CROCIFISSO: reliquiari, ceramiche.
I confessionali situati all’interno dell’Oratorio del Crocifisso
presso il Santuario cateriniano di Siena
sono stati spostati all’interno della Cappella delle confessioni
fatta costruire, per volontà del Rettore del Santuario-Casa monsignor
Benedetto Rossi, al lato destro dell’entrata al Santuario.
Negli
spazi lasciati vuoti dai confessionali, all’interno dell’Oratorio
del Crocifisso, sono stati collocati
numerosi reliquiari, nel primo a destra invece sono state
collocate alcune ceramiche artistiche, per lo più vasi e anfore, che
hanno contenuto l’olio, offerto da Comuni o Associazioni, per la
lampada votiva in occasione delle Feste nazionali in onore di Santa
Caterina da Siena.
Chi
entra nell’Oratorio può quindi ammirare una serie di ceramiche,
vere e proprie opere d’arte che rappresentano una preziosa
collezione da ammirare e che fa parte del patrimonio artistico e
storico del Santuario. Gli altri vasi, non esposti nell’Oratorio del
Crocifisso, trovano ancora collocazione
nella stanza attigua al negozio all’interno del Santuario.
(Franca
Piccini, 21.11.05)
> -I
SANTI IN CAMPOREGIO
Articolo di P.Marco Davitti: I Santi in
Camporegio
(vedi: Il Ponte, Gen.2006).
> -LE
VETRATE DI BRUNO CASSINARI
E
LA
FIGURA
DI
SANTA CATERINA
(Basilica
di San Domenico)
Le vetrate
istoriate della grandiosa esafora che illumina
la Cappella
maggiore della Basilica senese di San Domenico, furono
inaugurate, col munifico sostegno economico del Monte dei Paschi, il
primo maggio 1982.
Nelle tre
monofore superiori a partire da quella
centrale, è rappresentata
la Vergine
Maria
col Bambino, alla sua destra San Domenico e alla sinistra Santa
Caterina. Nelle tre monofore inferiori, al centro è rappresentata
Santa Agnese da Montepulciano, monaca, alla sua destra il Beato
Ambrogio Sansedoni e alla sinistra il
Beato Raimondo da Capua, confessore e
biografo di Santa Caterina: tutti domenicani.
Nell’occhio
sovrastante c’è l’immagine del Cristo Pantocratore
con alla destra lo stemma del Monte dei
Paschi e alla sinistra
quello dell’Ordine Domenicano.
La loro segreta
bellezza non è di facile lettura, tanto meno immediata e non pochi restano
scioccati dalla rappresentazione “rabberciata” delle figure,
giudicate inaccettabili e non adatte ad una chiesa del XIII secolo.
Eppure il
Maestro Cassinari (1912-1992), diplomato
all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha
lungamente riflettuto e poi ha volutamente immaginato quelle figure di
santi spogliate dei loro caratteri fisici, fuori
dalla tradizione iconografica, religiosa e devozionale.
Le figure di
questi santi sono infatti astratte,
immaginifiche, rivestite di uno scintillìo
frastagliato di colori perché l’autore ha voluto inserire
dentro il palcoscenico dell’esafora,
“una visione celestiale”.
Per saperle
leggere e goderne bisogna tener presente che l’arte contemporanea
percorre vie espressive completamente diverse da quelle del passato e
nel caso nostro l’Autore sceglie di esprimersi quasi al modo di
un bambino che traccia le sue prime figure: sono pertanto
rappresentazioni immediate, però meditate, lontane da ogni progetto
di rifare l’immagine al naturale. La connotazione dell’oggetto
perde di importanza.
Ma qual’altro
modo può esprimere con più innocenza le figure del paradiso di
quello di un artista capace di sublimare la mano di un bambino?
Il colore
intenso che le riveste indica la loro beatitudine, le linee incerte
delle figure dei santi ci ricordano che essi non sono più
assimilabili agli esseri terreni perché sono trasfigurati, sono
celesti.
L’arte di
queste vetrate prescinde dunque dalla figura al naturale che è
volutamente sostituita dalla figura
immaginata, idealizzata e dall’emozione creata dal bagliore dei
colori sotto il riflesso della luce.
Cassinari
ci proietta qui il suo astrattismo ridondante di colori sontuosi,
traboccanti di materia coaugulata. Il
colore da lui raggiunto diceva, “è un canto continuo”. Un
monumento al colore per il colore. Egli non
vuole essere un pittore narrativo i suoi soggetti sono volutamente
posti fuori dal tempo, oltre le apparenze
umane quotidiane.
L’arte
astratta rifugge dalle sembianze naturali, preferisce quelle
immaginifiche, nasconde la forma reale per cogliere l’essenziale dei
personaggi.
E’ un’arte
che persegue un’estrema sintesi per esprimere quello che è nascosto
nella interiorità dei personaggi e rimanda
lo spettatore alla loro dimensione segreta.
Il Maestro Cassinari
ha saputo sapientemente presentarci in questa sua opera senese
dell’età matura, il mondo immaginifico dei santi con un grandioso
polittico che lampeggia di colori floreali, quasi una proiezione in tecnicolor
sullo sfondo di un palcoscenico.
Il pensiero di Cassinari
è tutto qui, creare non la cosa ma la
“parvenza” di come lui la sente.
La vetrata è
pertanto un’opera da scrutare non tanto ad occhio “nudo” ma con
l’occhio dell’intuizione e con
l’emozione della fantasia.
I personaggi
trasformati da corpi terrestri in corpi celesti sono individualizzati
ciascuno con i propri simboli caratteristici, che ci ricordano il
ruolo che ebbero nella storia e la protezione che da loro ci attendiamo
dalla gloria.
Guardando ora,
in particolare, l’immagine di S. Caterina da Siena colta da Cassinari
ci appare in tutta la sua originalissima statura mistica, unitamente
alla sua eccezionale dinamicità apostolica che la spinse, operatrice
di giustizia e di pace, per le vie di ogni
dove.
E’
rappresentata in un atteggiamento dal passo svelto, avanza
infatti incontro allo spettatore con lo sguardo diretto allo
scopo prefisso, dotato d’una volontà decisa, priva di ripensamento
e d’una adesione ferma al mandato di Dio che le aveva detto: “La
cella non sarà più la tua consueta dimora, dovrai uscirne per la
salvezza delle anime, anzi ti toccherà partire anche dalla tua città
(…) per portare la mia dottrina ai piccoli e ai grandi”. (B.
Raimondo,
Vita, Cantagalli, 1989, n.216).
Nella mano
destra tiene, aderente al petto, il Libro
della divina dottrina, da
lei appresa direttamente da Dio in stato estatico a significare che il
“Libro” dal quale dobbiamo apprendere è Cristo crocifisso. Dice:
“Legga, legga l’anima nostra questo Libro e per meglio leggerlo
salgano i passi del nostro affetto nell’affetto di Cristo crocifisso”
(Dialogo,
cap. VII).
Sulla sinistra
aperta mostra un grande cuore ardente per
il colore vermiglio a ricordo che, assetata d’amore, ebbe lo scambio
del suo cuore con quello di Gesù, come
racconta lei stessa: “Mi apparve il Signore, mi aprì il petto e
preso il mio cuore se ne andò (…) poi mi apparve di nuovo, teneva
nelle sue sante mani un cuore umano vermiglio e splendente (…) riaprì
nuovamente il petto introducendovi lo stesso cuore e disse, ecco ora
ti do il mio cuore col quale sempre vivrai” (Vita,op.
cit., nn.
179-180).
La sua testa
appare coronata di spine splendenti a ricordo che Gesù
stesso presentandole una corona d’oro e un diadema di spine perché
ne scegliesse una, lei “subito tolse con
ardore dalla mano del Salvatore il diadema di spine e se lo calò sul
capo” (Vita,
op. cit., n. 158).
Questa è la
rivisitazione che Bruno Cassinari ha
compiuto sulla vita di Santa Caterina prima di presentarcela pitturata
col vetro nella sua monofora dalla quale sembra avanzare spedita
consumata per il servizio alla Chiesa, con alle
spalle lunghi fasci di luce multicolori che si dischiudono ad ampio
raggio sullo sfondo per ingigantire l’immagine soprannaturalmente
idealizzata.
Queste
considerazioni aiutino il visitatore della Basilica Cateriniana
di S. Domenico in Siena a “scoprire” la bellezza dell’esafora
istoriata e a ritrovare nell’immagine dedicata a S. Caterina i
valori della sua straordinaria esistenza terrena e anche a suscitarne
la devozione. (da: La Patrona d'Italia e d'Europa N.1 del
gen.2006)
(P.Lorenzo Fatichi O.P.)
> -LE
VETRATE:
I PATROl\TI D'EUROPA- Cripta S.Domenico
(Si)
Questo "Ponte" speciale, nasce come omaggio ai S.S. Patroni d'Europa,
attraverso le vetrate realizzate in Cripta (San Domenico) dal Maestro Alberto Positano,
Artista oramai di fama internazionale e dalla Ditta "La Diana" che ha
tagliato per noi vetri colorati davvero speciali, con a capo la Sig. Angela
Nenci entrambi Parrocchiani. L'occasione per scrivere qualcosa sulle vetrate
mi viene data da un prezioso libro, inviatomi dalla Dott. Maria Antonietta Di
Paco Triglia, appassionata del celebre Paul Claudel, del quale ha tradotto in
lingua italiana molti libri tra cui "Vetrate delle Cattedrali di
Francia" .Libro questo, parecchio interessante per capire attraverso i
colori e la luce, le figure realizzate col vetro, "soffio solidificato", come diventino quasi esseri viventi.
Pertanto sempre per dirla con
Claudel anche "l'occhio ascolta ". Guardando i Patroni d'Europa
dobbiamo riscoprire le comuni radici Cristiane! Se la luce è la gloria di Dio,
il colore non è altro che la testimonianza particolare che tutto il visibile
rende alla luce universale. Accanto alle bellissime immagini qui riportate,
desidero condividere con voi, un altro prezioso contributo dell' Anacoreta e
Poetessa Cristina di Lagopesole,sono inni realizzati per i Patroni d'Europa che
fanno parte di un'opera davvero insigne, dal titolo" Flos Sanctorurn"Peregrinatio per annum. Edito da Pietro Lacaita-Manduria.
Sento il
bisogno di ringraziare Cristina di Lagopesole per questo dono "speciale" che ha fatto alla Chiesa. Questi meravigliosi inni, sono un vero
nutrimento spirituale per tutti!
Ora
la nostra Cripta così corredata è
diventata più bella e
certamente l'opera del Maestro Alberto Positano, aiuterà tutti noi a sentirci
più vicini a Dio.
Tutti
benedico di cuore con affetto P. Alfredo - Parroco.
(Il Ponte, sett-ott.2005)

1)-11
luglio: S.Benedetto, abate (ca.480 -ca.550; 2)-14 febbraio:
San Cirillo, monaco (827-869); 3)-29
aprile: Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa (1347-1380);
4)-9
agosto: S.Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), vergine e martire (1891-1942); 5)-23
luglio: Santa Brigida, religiosa (1303-1373); 6)
14
febbraio: San Metodio,vescovo (815-884). (da: La Patrona d'Italia e
d'Europa gen-mar.2005).
> -CAPPELLA
DELLE CONFESSIONI nella Casa-Santuario
di Santa Caterina.
- Inaugurata il 29 aprile 2006. Progettata dagli architetti
Betti, Fineschi e Lamoretti, sull'idea della centralità di un oculus luminoso
di vetro bianco che fa giungere la luce all'ambiente, (..) vuole suggerire
il tema della illuminazione dall'alto, la trasparenza e il bianco (..),
la purificazione che avviene nell'ascolto della Parola di Dio come preparazione
all'incontro penitenziale. (..) Racchiude pregevoli opere artistiche:
all'ingresso l'acquasantiera dell'artista Inglesi Alberto a forma di navicella
simbolo della Chiesa (..); impreziosisce la cappella l'affresco del pittore
Ezio Pollai (theoria crucis et vitae) (..); gli stemmi in bronzo degli
Arcivescovi Bonicelli Gaetano e Buoncristiani Antonio sono di Chiara Tambani.
(..) Il contributo della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena ha reso
possibile la realizzazione delll'opera. (Dall'opuscolo di Mons.
Benedetto Rossi).
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CONGREGAZIONE
DELLE SUORE DOMENICANE
MISSIONARIE DI SAN SISTO
> Custodi
del Santuario-Casa di Santa Caterina in Siena (dal
gen. 1941) <
- Fondatrice:
Madre Maria Antonia Lalìa; congregazione sorta nel 1893,
per la formazione della gioventù e l'impegno nel campo ecumenico: Ut unum
sint.
(e.mail: scuolainfanziasantacaterina@gmail.com
)
> -
Madre
MARIA ANTONIA LALIA,
sulla scia di Santa Caterina da Siena.
(> con la stessa grinta alza
la voce contro i potenti della terra; >è contemplativa non per se
stessa, ma per i
peccatori, per gli eretici, per
la Chiesa, e come tale sintetizza ed incarna il binomio
contemplazione-azione).
La Madre Suor Maria Antonia Lalìa nacque il
20 maggio 1839
a Misilmeri, in quella meravigliosa Conca
d'Oro che circonda Palermo. Era il tempo
in cui l'Italia si preparava alla sua unità
nazionale con il Risorgimento, che doveva
in seguito snaturarsi con la lotta tra
la Chiesa e lo Stato e la conseguente soppressione
degli Ordini religiosi, causa della
distruzione di tanti valori culturali, morali, spirituali. Mentre si
demoliva tutto un passato, la Provvidenza preparava una nuova
primavera, una nuova stupenda fioritura.
Più è duro l'inverno, più è bella la primavera;
più satanica l'offensiva del male,
più divina la controffensiva del bene;
più dura la persecuzione, più radiosa
la rinascita della Chiesa. Don Bosco, il Cottolengo, Bartolo Longo, Pio X, P.Ludovico
da Casoria, e uno stuolo di eroine di varie parti d'Italia
risposero all'appello del Magistero. Poteva mancare la Sicilia?
La piccola Lalìa al battesimo ricevette un
bel nome: Rachele; ebbe la prima educazione
in casa, quando le case delle famiglie
cristiane erano santuari; fece la prima
comunione a sei anni, caso rarissimo
se non unico; all'altarino di casa ebbe i primi colloqui con la Vergine
Santa e con Gesù;
nel monastero delle Domenicane di Misilmeri
fece gli studi e sentì richiami misteriosi
verso Roma, verso San Sisto e verso
l'Ordine Domenicano, di cui prese l'abito
nel novembre 1859, consacrandosi tutta
e per sempre al Signore. Furono gli anni
più belli, ricchi di sogni e di "pazzie", come
essa avrebbe in seguito chiamato le visioni
e le profezie. Le autorità ecclesiastiche
compresero le promesse del domani in quella creatura eccezionale. A
loro volta le suore le regalarono la croce del superiorato per 24 anni.
In quegli anni, mentre il governo della nuova
Italia si ostinava nell'opposizione agli
istituti religiosi, Madre Lalìa, rivelando
una magnifica tempra di lottatrice, contrattaccava
e teneva a bada gli untorelli di Misilmeri;
contro quelli più grossi ricorreva al
Consiglio di Stato a Roma e riusciva a far
rispettare la libertà d'insegnamento del
suo collegio e il suo diritto a sussistere.
Ma quella piccola siciliana guardava ben
oltre le mura del suo monastero e i confini
della sua terra: si può dire che si interessò
degli avvenimenti europei e delle necessità
del mondo intero con spirito ecclesiale
e missionario. Alla vigilia del 1870,
Roma sta per essere occupata, il papato
stesso sembra in pericolo, la Francia
vive un'ora tremenda. Madre Latìa arditamente
scrive e riscrive all'imperatore
Napoleone III ammonendolo a non tradire
il Papa perché un tal tradimento sarebbe
fatale per l'imperatore e la Francia. Si direbbe
che essa veda profilarsi minacciosa
all'orizzonte la sconfitta di Sédan.
Un altro problema, sentito da Madre Lalìa
per tutta la vita, fino ai suoi ultimi giorni,
fu la conversione della Russia. Si può
dire che lo spirito missionario ferveva nell'umile
suora siciliana come in San Domenico,
che desiderava andare a convertire
i popoli non ancora cristiani e aspirava
a morire martire per la fede. Proprio durante
la guerra del 1877 tra Russia e Turchia,
che vede coalizzate contro la prima
tutte le potenze europee, Madre Lalìa
scrive allo Zar chiedendogli di concederle
di aprire a Pietroburgo un collegio missionario
per l'educazione delle fanciulle,
come forma di apostolato. Può sembrare
il sogno di una fantasia eccitata, ma Suor
Antonia sente che quella è la sua missione,
alla quale aspira e lavora sino alla
fine della sua vita. Non essendovi potuta
riuscire in vita, lascerà quel progetto
alle sue fìglie, come scopo della Congregazione
di San Sisto. Varie generazioni di suore
si trasmetteranno quel sogno, che finalmente
sarà realizzato un secolo dopo, nel
1993,
Altri sogni di dilatazione oltre Misimeri: entrata
in contatto con il cardinale Lavigerie, apostolo
dell'Africa, si dice pronta a partire per
aprire una casa di missione a Tripoli. Non
vi riesce. In contatto con il domenicano monsignor
Del Corona, vescovo di San Miniato,
vorrebbe persuaderlo a una fondazione
missionaria in Toscana, dove però quel vescovo ha bisogno di suore per le
sue opere locali,
e ancora una volta Madre Lalìa deve rinunciare,
ma non si arrende. Venuta a conoscere
un altro domenicano, il P. Vannutelli,
viaggiatore instancabile dell'Oriente, ne chiede la protezione. Nell'ardore della sua fede, sente il bisogno
di consacrare se stessa e la sua
famiglia spirituale alla riunione delle
Chiese "dissidenti"- come si diceva in quel tempo - alla Chiesa
di Roma. Essa va ascritta nel
novero dei pionieri in questo apostolato,
che lasciò come ideale alle sue fìglie. Per
questo ottenne dall'Autorità ecclesiastica di salire a Roma per fondarvi
una nuova
congregazione di finalità missionaria
e, come si direbbe oggi, ecumenica. E anche
su questa via si sarebbero mosse le sue
figlie.
A Roma fu consigliata e diretta da religiosi
domenicani, tra i quali primeggia il P.Lepidi,
Maestro del Sacro Palazzo, che la guidò
nella fondazione della Congregazione,
nella preparazione delle suore per i tempi
nuovi, nella accettazione dei sacrifici
che le condizioni del momento imponevano a chi voleva operare per i santi
ideali che la Provvidenza avrebbe fatto diventare realtà
nel futuro. Intanto Madre Lalìa riuniva
e formava le suore, apriva le case in Italia
(e una per l'apostolato tra gli insegnanti a Berna), pregava e soffriva
conformandosi sempre più al Crocifisso.
Dalla sua
partecipazione alla Passione di Cristo
nacque la Congregazione di San Sisto,
che fin da bambina aveva sentito nominare da una voce misteriosa;
nacquero le varie case; nacque tutta
l'opera delle sue figlie in
Italia, nell'America Latina, in Russia; nacque tutto quello che essa potè realizzare in vita, e anche dopo la morte, come
in un momento di intuizione profetica aveva
preannunciato: "Quando non ci sarò
più, le mie opere fìoriranno".
II prezzo, che essa dovette pagare per il
futuro successo apostolico, fu molto alto. Verso
il 1909 cominciò a sentire o presentire l'approssimarsi di un ciclone che poteva far crollare l'edifìcio
da lei innalzato pietra su pietra. Venne infatti l'ora terribile vissuta
anche da molti altri fondatori e fondatrici:
l'ora del Calvario, che completa la conformazione
a Cristo e porta all'eroismo della
santità. Madre Lalìa lo sa, capisce ciò
che la Provvidenza ha disposto: lei deve
sparire, perché la Congregazione, opera di Dio, frutto di
preghiere e di lacrime, viva. Con
l'aiuto dei suoi direttori spirituali
e specialmente, negli ultimi anni, del
canonico Annibale di Francia, oggi Beato,
si offre a Dio quale ostia sacrificale. Deposta
da superiora generale della sua fondazione,
prende la via dell'esilio, benedicendo
e baciando la mano che la colpisce.
Come madre, è lei che deve soffrire, morire, per salvare i figli.
Come Gesù! Essa dice: "morte a
me, vita alla congregazione!"
In una lettera al canonico Di Francia
del 7 marzo 1913, scrive: "Mio dolce
esilio, mia cara prigione, mio delizioso
paradiso! Gesù è solo in questo sacro
ciborio, io sono sola in questa amata
cella, Lui forma ed è il mio paradiso; spero da questo paradiso di santa rassegnazione
passare all'eterno riposo." E lo raggiunge il 9 aprile 1914 in Ceglie Messapico, dove si era
ritirata tra le consorelle, e
dove venne sepolta.
Ma il 22 luglio 1939 la sua salma torna
trionfalmente a San Sisto Vecchio, nella
tomba preparata per lei nel Capitolo dove
San Domenico riuniva le monache da lui fondate e dirette. E' un
fatto significativo: "la meschinella Lalìa", come essa
si autodefìniva, così amante della povertà da affermare: "la povertà è la mia ricchezza",
ora è onorata come madre da tante suore
che a lei si ispirano e da lei imparano
la via del Vangelo. Lei, che tanto rispetto e affetto ebbe per i
rappresentanti dell'Autorità ecclesiastica, ora li vede spesso riuniti
intorno alla sua tomba, mentre nelle sedi
competenti della Santa Sede si lavora per
preparare il riconoscimento delle Sue virtù eroiche.
Nell'atmosfera di silenzio e di pietà
del Capitolo, a tutti è reso più facile
afferrare qualche raggio del mistero dei santi.
F.to Le
suore missionarie domenicane di San Sisto
all'Appia
(da: Madre Maria Antonia Lalìa,
di Sr.M.Giacinta Arena,o.p. San Sisto, Roma; nuova ed… !?; )
- Le
case della Congregazione delle suore domenicane di San Sisto:
In
Italia
(43): -ROMA,
Casa Generalizia San Sisto (1893). -CEGLIE
MESSAPICO (Brindisi), Istituto Sacro Cuore (1898). –SASSARI,
Istituto S. Agnese (1900). -CEGLIE MESSAPICO
(Brindisi), Casa Madonna degli Angeli
(1901). -SAN
MAURO CASTELVERDE
(Palermo), Istituto Maria SS.ma
della Catena (1901). –PALERMO,
Istituto S. Rosa (1903). -ORVIETO
(Terni), Istituto SS.Salvatore (1922). –PALERMO,Istituto
Maria SS.ma della Pietà (1923). –BARI,
Istituto SS.mo Rosario (1927). -PIEVE
DI CAMAIORE (Lucca), Istituto S.Caterina da Siena
(1931). -CATANIA:
Istituto S.Giuseppe (1933). –CATANIA,
Casa Sacra Famiglia (1935). –MISILMERI,
Istituto Maria SS.ma Annunziata (1936). –PALERMO,
Istituto Maria SS.ma delle Grazie (1936). –LUCCA,
Istituto Volto Santo (1938). –SIENA,
Casa Maria SS.ma Immacolata (1938). -CASTELDELPIANO
(Grosseto), Casa Madonna degli Angeli
(1938). –SIENA,
Casa B.Colomba (1941). –SIENA,
Casa S.Caterina in fontebranda (1941). –TERRASINI
(Palermo), Casa S.Rosalia (1943). -COLLE DI COMPITO (Lucca), Casa
S.Caterina de' Ricci (1947).
-PAGANICO (Grosseto), Casa SS.ma Trinità
(1948), -CEGLIE
MESSAPICO (Brindisi), Casa
S.Giuseppe (1948). -OSTUNI
(Brindisi), Casa Maria SS.ma Assunta (1948). –GUBBIO,
Istituto S.Lucia (1949). -MAROTTA
(Pesaro-Urbino), Casa S. Cecilia (1949). –FIRENZE,
Casa S.Caterina (1951). –BOLOGNA,
Casa Madonna del Buon Consiglio (1954). –BOLOGNA,
Casa Regina Mundi (1954). –SIENA,
Casa Madonna del Rosario (1955). -MISILMERI
(Palermo), Casa S.Giuseppe (1957).
-ROSELLE
TERME (Grosseto), Casa Maria SS.ma del Rosario
(1958). -VALVERDE
(Catania), Casa S. Bernardo Scammacca «II
Paradiso
» (1959). -PATERNO'
(Catania), Casa Maria SS.ma della Consolazione
(1961). –ROMA,
Casa S. Tommaso (1963). –CATANIA, Casa S.Caterina (1964). -FERTILIA
(Sassari), Casa S. Agnese (1965). -FALCONARA
MARITTIMA (Ancona), Casa S.
Paolo (1965). -PITIGLIANO (Grosseto),
Casa Suore Immacolato di Maria
(1965). -GROTTAFERRATA (Roma), Casa di preghiera Villa S. Cecilia (1968). -FRANCAVILLA FONTANA (Brindisi),
Casa S.Domenico (1981).
-LA SPEZIA, Istituto S. Domenico
di Guzman (1981). -CASTEL
GANDOLFO (Roma), Casa di Formazione «Mater Dei»
(1982).
All'estero
(9): -PETEN,
S.ELENA (Guatemala), Convento Santo Domingo
(1976). -CIUDAD
DE GUATEMALA, Convento Nuestra Senora del Rosario
(1980). -LIMA
(Perù), Casa S.Juan Macias (1982). –MORALES,
IZABAL (Guatemala), Convento S. Rosa (1983). -TELA
ATLANTIDA (Honduras), Casa Stella Maris (1987). –QUEBRANTADERO,
AXOCHIAPAN, MORELOS (Messico), Casa
N.S. de Guadalupe (1987). –PETEN,
S.BENITO, Guarderia Suor E.Moschella (1989). -LOS
PORTALES DE JAVIER PRADO (Lima), Casa S.Rosa de
Lima (1989). –CRUCETA,
PIURA (Perù) (1990).
Bibliografia:
-Madre
Maria Antonia Lalìa,
di Sr.M.Giacinta Arena, O.P., Roma, 1.a ed. 1956; 2.a ed...;
-Madre
Antonia Lalìa - fondatrice delle suore Domenicane di San Sisto
– Quaderni di documentazione biografica – N.1 Genesi
Mistica di una vocazione missionaria a cura di P.Raimondo Spiazzi
O.P. - Curia Generalizia Suore Domenicane di San Sisto,
Roma 1990.
-La
spiritualità di Madre Antonia Lalìa,
Suore Domenicane di San Sisto, Roma 1990;
-Ansia
ecumenica e anelito missionario in Madre Antonia Lalìa,
di Sr M.Concetta Pilo o.p., Curia Generalizia delle Suore
Domenicane di S.Sisto, Roma 1993;
-Sulle
orme della Madre
(itinerari di fede), Domenicane Missionarie di San Ssto – Anno
Centenario, 1993;
> -
Attività
delle suore domenicane di S.Sisto
>(da: -
padre Tommaso Panarese O.P., 1998)
Molti e di differenti nazionalità sono i pellegrini e i turisti che quotidianamente visitano i sacri luoghi cateriniani in Siena, ma a nessuno di loro sarà difficile imbattersi in qualche bianca figura religiosa
che richiama subito alla mente la figura di Caterina da Siena. Mi riferisco alle Suore Domenicane
Missionarie di San Sisto, così denominate dal luogo dove sorse la loro Congregazione nel 1893,
precisamente nei luoghi adiacenti la Basilica dedicata al Santo martire Sisto
II, a Roma.
Le Suore Domenicane sono presenti nei luoghi cateriniani dal
gennaio 1941. Esse vi giunsero per
espressa volontà di Mons. Mario Toccabelli, all'epoca Arcivescovo di Siena, il quale le volle
perché potessero insediarsi nei locali adiacenti al Santuario per risanarli e per dare inizio alla loro
opera di educatrici. Lo stesso Mons. Toccabelli così si esprimeva il 3 novembre 1942: " Fin dalla
nostra prima visita alla Casa di Santa Caterina in Fontebranda è sorto nell' animo nostro il desiderio di poter aprire vicino ai Santuari Cateriniani una casa di Suore Domenicane che curassero il decoro dei Santuari, ricevessero ed alloggiassero i pellegrini ed attendessero all'educazione femminile nel
rione, specialmente a mezzo di una Scuola Materna e di una Scuola Lavoro per le giovani".
E ben si addice questa presenza domenicana nei luoghi ove Caterina, domenicana, nacque, visse
e operò strenuamente per il maggior bene dei suoi concittadini e della Chiesa tutta.
La prima attività svolta dalle Suore Domenicane fu l'apertura di una Scuola Materna nell'ottobre del 1941, nella zona di
Fontebranda. Esse iniziarono a lavorare fra molti disagi e con grande
spirito di sacrificio, sempre ilari, generose e disponibili verso i bimbi e le loro famiglie. Ben presto
arrivarono i primi aiuti per i bimbi più bisognosi e per il restauro dei locali che, man mano,
risultarono inadeguati al numero sempre crescente dei frequentanti.
Oggi la Scuola (tel.0577.280801) ospita ottanta bambini, offre loro un servizio mensa giornaliero, un corso di
educazione musicale e uno di lingua inglese, tutto in conformità agli orientamenti pedagogico - didattici e con le direttive del Ministero della Pubblica Istruzione. Al primo posto rimane sempre la formazione ai valori umani e cristiani, nel rispetto e nei limiti della tenera età dei bambini.
Oltre l'attività scolastica, le suore svolgono altri compiti presso il Santuario. Ad esse è affidata la
custodia religiosa del "Santuario - Casa" Santa Caterina, in particolare la loro attività pastorale consiste nella cura dei luoghi e dei vasi sacri, nell'animazione del servizio all'Hotel "Alma
Domus" presso i locali adiacenti allo stesso Santuario. (Tel.0577.44177).
Ma al di là di questi molteplici servizi, le Suore avvertono e gustano la grazia loro elargita, di poter vivere in questi luoghi benedetti, e di tale favore ringraziano il Signore e ne fanno partecipi le
molte persone che avvicinano, facendo loro conoscere la vita e "il Magistero di Santa Caterina,
donna contemplativa ed attiva". Ogni occasione è buona per dire una parola che illumina,
consola fortifica e affratella. Infine ci sia permesso ricordare che le Suore di San Sisto oltre chein Italia e in America Latina, dal 1993 sono presenti anche in Russia a Sanpietroburgo e in
Ucraina nella città di Ialta, realizzando così il carisma per cui sono state fondate dalla Madre
Maria Antonia Lalia. (p. Tommaso Panarese O.P.,
1998)
>(da: Franca Piccini
, 21 novembre 2005)
Il Santuario cateriniano di Siena è senza dubbio un luogo di passaggio per un gran numero di pellegrini e turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Ma il Santuario - Casa di Santa Caterina è anche mèta di singole persone che vengono a ringraziarla per le grazie ricevute per sua intercessione.
Per farci dire notizie riguardanti il culto di Santa Caterina incontriamo Suor Beatrice, da sei anni sacrestana e sorella della Congregazione delle Domenicane di San Sisto custodi del santuario da circa sessant’anni.
Suor Beatrice ci dice che a Siena i devoti della Santa non sono molti, ma quei pochi sono veramente affezionati, ma soprattutto è interessante sapere che ci sono persone che vengono dall’Australia e dagli Stati Uniti apposta per ringraziare Santa Caterina.
Una bambina australiana fu salvata dopo che le cadde l’olio bollente addosso, cadde in coma e si risvegliò dopo che il padre aveva sognato la Mantellata senese. Sempre la stessa bambina, ormai adulta, rimase vittima di un brutto incidente stradale e di nuovo fu miracolata dopo che lei stessa aveva sognato Santa Caterina. E’ venuta quest’anno a ringraziare.
Negli Stati Uniti una signora, dichiarata sterile da più medici, dopo molte preghiere alla Santa senese ha avuto una bambina che si chiama Siena, proprio in onore alla città di questa grande Santa e quest’anno è venuta a ringraziarla di persona. Come anche una ragazza del nord Italia affetta dal morbo di Hodking è guarita per intercessione di Caterina.
Queste persone portano anche dei doni alla Santa come ad esempio il vestito da sposa, oppure i vestitini da battesimo dei bambini, che le suore usano per fare opere di carità a chi ha bisogno.
Anche molti studenti vengono a raccomandarsi a Santa Caterina - ci racconta suor Beatrice –e quando si laureano vengono a ringraziarla”. Inoltre il Santuario cateriniano è meta di molti gruppi di giovani che vengono per conoscere Caterina e i luoghi dove è nata e vissuta come ad esempio un gruppo di ragazze Scout calabresi che hanno scelto Santa Caterina come loro Patrona, oppure i giovani di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia che si sono fermati a Siena a pregare Caterina, un altro gruppo proveniente dal Veneto, e uno dalla Svizzera, guidati da un Padre Domenicano, che ha accompagnato questo gruppo lungo un pellegrinaggio nelle città di Bologna, Siena e Roma.
Chiediamo a Suor Beatrice: ma perché molti giovani sono attratti dalla figura di Santa Caterina? “Penso che i giovani non conoscono i Santi e dentro di loro c’è un forte desiderio di trovare Dio. Molti vedendomi, mi domandano quale è stato il mio cammino spirituale e io non ho difficoltà a parlare di questo, così loro si interessano molto. Nei giovani di oggi si avverte il desiderio di Dio, quella voglia di ricerca di assoluto che c’è in ognuno di noi e la conoscenza dell’esperienza mistica dei Santi, nel nostro caso di Santa Caterina, li aiuta molto in questa ricerca”. |
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